In occasione dell’uscita (un mese fa) di “TOP 500″, la classifica dei 500 supercomputer più potenti al mondo, almeno quelli dichiarati (non compare neanche un super-macchina dell’NSA mi pare strano … ) è uscita qui una carrellata dei 10 supercomputer più potenti degli ultimi 40 anni.
Fa strano non vedere lo WARP ma c’è un suo “collega”, “the Connection Machine”

[Fonte http://www.infoservi.it/piccola-storia-del-supercomputing/1090 ]
Anche io ho ceduto alla tentazione di usare un iphone, almeno per alcuni movimenti nel web.
Stay tuned
Intervistato sulla questione, il brillante matematico John Nash, da cui è tratto il film “A Beautiful Mind“, interviene dicendo:
Non sono i modelli creati dai matematici per costruire gli strumenti finanziari sempre più complessi ad avere trascinato il mondo nel baratro, la responsabilità è dichi li ha usati in modo avido e irrazionale
Forse ci stiamo accorgendo che una buona dose di apertura alle tecnologie, sui metodi e sulle conoscenze che esulano il mio preciso percorso formativo (scuola, università, ambito lavorativo) aiuta in campi diversi il sapere colletivo, e lo fa per così dire progredire.
Il rischio diventa però poi un altro:
È il tema della diversità tra i soggetti che sviluppano i modelli e coloro che poi li gesticono, quotidianamente. Penso che un upgrade di competenze, oserei dire culturale, di questi ultimi è fondamentale. Non si possono usare questi modelli senza capirne la reale portata.
Che ne pensate ?
Questo video mi h fatto sorridere E quindi iniziare bene la giornata … con il sorriso:
Quello che mi ha fatto “ROFTL” è il fonico sulla tavola dei dolci, sarà perchè mi immedesimo in lui
PS: nota Nerd: guardatelo in HD
Leggendo il blog di Maestrini per caso, l’articolo “Infomerciami ma non eyeballarmi“ mi ha fatto riflettere sullo shopping online e su come venga percepito l’advertising in Italia, meglio l’online advertising.
Il risultato è che partono email come questa: “guardi lo spazio di membro“ che rendono sempre più difficile raggiungere, stuzzicare l’utente finale.
Ma un post ancor più interessante sul tracking degli utenti, per studiarne i consumi e costruire una profilazione dettagliata degli utenti è descritto in questo post, su cui mi sento di condividere una frase in particolare.
Si potrebbero raccogliere informazioni da terze parti, ad esempio “social network”: se penso a quello che un commesso librario potrebbe offrirmi dopo essersi studiato il mio account di Anobii, mi viene la pelle d’oca: potrebbe darmi titoli di libri che io non potrei rifiutarmi di acquistare.
Ultimamente tengo molto alla nostra identità online e a come si può capirne di più.
Detto questo, sono il primo che non rinuncia a scrivere su Faccialibro, caricare flickr, condividere feed e in primis scrivere su twitter.
Ho chiaccerato parecchie volte con amici, familiari che mi chiedono come google possa sopravvivere, come si possa tenere in piedi un impero, offrendo dei servizi: google search, reader, product, gmail, and so on.
La risposta è rinchiusa in questo post.
e il riassunto è questo:
But in order to get there, Google needs you to change. They need you to drop your resistance to being listened to, tracked and monitored at all times. They want you to be the best product you can possibly be. Google’s customers will love you.
L’Italia sarebbe in grado di finanziare INTERAMENTE due (2!) missioni spaziali con i debiti ALITALIA.
Ottimo.
Io un’idea di dove mandare un po’ di gente la ho. Soprattutto quelli che scioperano “in una certa maniera”
Chissa cosa diremo, quando tra qualche anno approderemo su marte e la vedremo li abbandonata, quasi stoica.
http://www.nasa.gov/mission_pages/phoenix/news/phoenix-20081110.html
Wife: How does it work?
Ryan: The web?
Wife: Yeah.
Ryan: Hmm. Well, it’s all pretty amazing really. And the funny thing is that it’s all very undervalued. The protocol I was talking about, HTTP, it’s capable of all sorts of neat stuff that people ignore for some reason.
Mi ritrovo a leggere un sacco di documentazione tecnica, piena di specifiche e RFC, scritta e mantenuta da peronse importante come IEEE, w3c.
Ieri sera per un cosina che sto facendo stavo leggendo questo: How I Explained REST to My Wife
Racconta, in maniera molto semplice e discorsiva una grande invenzione, il protocollo HTTP.
Ed il capitolo inizia come sopra ho citato, ricordandoci che molte cose che esistono hanno sempre qualcosa di nascosto, qualcosa per cui vale la pensa smontarlo e re-inventarlo.





