Archivio per luglio, 2008

Per chi non l’avesse ancora trovata in rete …

http://current.com/items/89136752_social_networking_wars

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… oppure non se ne sono mai andati.

Ale, mi diceva che la musica dance staziona sempre sulle stesse cose, soprattutto quest’estate.

E visto che lui il diigei l’ha fatto e che di musica dance 80-90 ne sa, come si dice da queste parti ci credo.

Torno a casa e su facebook (lo so è osceno ma è divertente a volte) ho trovato il gruppo:

Io Ascoltavo il DEEJAYTIME e la DJ PARADE!

I video correlati sono dei bei ricordi, questo è un estratto, dedicato a lui.

Stasera torno a casa e leggendo la mia timeline di twitter, scopro una discussione su iPhone (l’ennesima direte voi) che però mi incuriosisce per questa frase:

Giunto a casa, inserita la SIM e sincronizzati i dati, il telefono risultava perfettamente funzionante ma non navigava su Internet né dava accesso alla posta elettronica. Ogni volta che cercavo di navigare, mi compariva un messaggio “Impossibile attivare il network dati cellulare. Errore di autenticazione PDP”.

E ancora poco sotto:

Dopo varie prove e molto tempo perso per cercare di capire il problema, capisco che inserendo la SIM della Vodafone non risultava presente tra i menu dell’iPhone il menu:

Impostazioni / Generali / Network / Network dati cellulare

Con questo menu, infatti, si specifica l’APN, Nome Utente e Password necessari per la navigazione. Se invece provavo ad inserire una SIM della TIM, questo appariva magicamente.

La cosa si infittisce, leggendo tutta la discussione si apprende che:

  • Vodafone vende iPhone bianchi (senza nessun lock) ufficialmente, ma in realtà il loro terminale è lockato per utilizzare solo un APN, cioè solo un punto di collegamento alla rete internet
  • Il terminale di fatto è vincolato solo all’utilizzo di un particolare contratto (denominato Vodafone Pack per iPhone)
  • Vodafone vuole mangiarci sopra fino all’ultimo

Tutto questo espresso nella piena e subdola metodologia italiana: la truffa.

La pubblicità ingannevole qui la fa da padrona.

L’altra cosa che mi lascia perplesso è come le compagnie telco debbano mangiarci sopra fino all’ultimo centesimo e spremere l’utente finale, spremere, spremere.

Questo lascia a mio avviso, poco spazio all’innovazione che si sente soffocata dai mezzi, insufficienti per potersi esprimere. La mancanza di banda, limita le potenzialità dello strumento, limitando così di conseguenza la creatività degli utenti che sono sempre potenziali sviluppatori. Di idee prima di tutto.

Peccato.

walk on

Walk on, walk on
What you got they can’t steal it
No they can’t even feel it
Walk on, walk on…
Stay safe tonight

Prima di tutto, sentiamo casa, dalla nostra console di comunicazione

Poi partiamo alla volta di Brooklyn, parte fino a 10 anni fa della New York che fa paura, ma i Newyorkesi son bravi a far diventare le cose brutte, cattive, sporche e pericolose alla moda, cool e con affitti che salgono alle stelle.

Il ponte ha sempre il suo fascino, percorrerlo a piedi, calpestando le sue assi di legno e raggiungere le “torri”è un must.

L’importante è vivere il ponte, ognuno al suo modo …

Raggiungiamo Brooklyn, una città, quartiere per molti ma per noi una città. Più a misura d’uomo e di bimbo.

Torniamo camminando alla metro, poi di volata un salto a Union Square al Greenmarket Farmers Market, un mercato “Organic!” … da coltivatore a produttore: altra cosa che tira cool

(i rapanelli son giganti, i colori delle verdure strani … )

Di volata alla sede dell’ONU al palazzo di vetro: serrata sicurezza, controllano tutto, l’interno ci fa vedere poco e il giardino con le statue è chiuso per riparazione. Ci godiamo l’esterno e la ricerca delle bandiere.

In che ordine sono secondo voi ?

Prendere di corsa, spostarsi altra metro per Harlem.

Qui ad Harlem si dice: “Qui si gioca il miglior basket di tutto il paese”

E si, continua, a sentire il miglior soul.

Giulia fa notare che è strano passare per le vie del quartiere e sentrsi osservati.

Ma osservati vividamente, con gli occhi puntati addosso. Bisogna provarlo almeno una volta.

Altra metro altra corsa, ci spostiamo a middletown per vedere un nostro orgoglio.

Affascinante. L’interno rende molto l’idea di news in movimento, con la struttura in acciaio e vetro e i colori accesi.

Altra metro, altra corsa: Top Of the Rock, terrazza panoramica del 70 piano Rockfeller Center: non è l’edficio più alto ma essendo al centro della città si domina a 360°.

Ora ci possiamo fermare, possiamo smettere di camminare poichè siamo sicuri che nessuno ci ruberà questo attimo.

Walk on, walk on
What you got they can’t steal it
No they can’t even feel it
Walk on, walk on…
Stay safe tonight

Walk on, U2

take it easy. Relax

Giornata di relax, pieno, in Central Park: i newyorkesi ci tengono parecchio al loro parco e lo trattano bene.

Il silenzio e la calma sembrano quasi surreali, come del resto molti posti di questa città sembrano non avere nulla in comune, eppure spesso volte si trovano su blocks consecutivi.

Take it easy, relax.

Sveglia, colazione (poca, finito latte) metro 6 verso downtown.

La city per bene, quella che ha diritto di essere chimata così. il centro della vita economica, la borsa,  il disastro del WTC, la Fede e la speranza che lo hanno animato.

Poi traghetto, via verso Staten Island (n.d.r. gratuito 😉 ) e tranquillamente ci godiamo la vista dello skyline di Manhattan.

Poi di corsa verso SoHo, la NYC giovane, “dei Creativi”, della moda e dello shopping. E noi dentro ancora.

Una toccata e fuga alla Little Italy che si difende, sempre più piccola schiacciata dai cinesi … ci sembra di avere già sentito questa storia.

Poi di corsa … casa, e con calma cena. Slow food.

Grattacieli, grattacieli, grattacieli, un superbo MOMA (anche per non addetti ai lavori 😉 ).

Grattacieli, grattacieli, grattacieli, del sano (?) shopping selvaggio.

La follia di Times Square.

Come prima giornata da newyorkesi full-time non c’è male!

E’ bello vedere che anche chi lavora nella city si incanta col naso all’insù.

Buona notte

Questo post e’ in diretta.

Giulia ed Emanuele

So… we’re moving to another location, NYC.

Finita l’esperienza di vita vissuta da cittadini, lavoratori, statunitensi, si diventa turisti.

Abbiamo vissuto 10 giorni nella provincia di Washington, Bethesda, dove ha sede l’NIH. Giulia ha lavorato qui per imparare ed insegnare alcune tecniche di lavoro. Eravamo ospiti di una ricercatore italiano, Lorenzo, gentilissimo che ci ha offerto l’alloggio, noi in cambio offrivamo il vitto. Se vi serve un amplificatore per chitarra, basso, rigorosamente valvolare ed artigianale, fatemi un fischio, vi passo il suo contatto.

Stasera abbiamo concluso con i classici fuochi del 4 luglio, il mall era troppo affollato, quindi abbiamo deciso di dirigerci dietro quello scempio il monumento ad Abraham Lincoln sul ponte del Potomac che conduce ad Arlington.

Tanti fuochi, ma tanti. Tanti. Peccato per la mancanza di coreografia. Un bello spettacolo tutto sommato: per loro un bello spettacolo. Conta il volume insomma, non la qualità. (devo ammettere però, che quello bianco-rosso-blu patriotico era stupendo, nel mentre alcuni ragazzi urlavano USA-USA-USA).

Domani partenza, NYC ci aspetta.

Consigli su cosa vedere, dove mangiare ?

No, non portiamo più iPhone. Altrimenti dobbiamo comperare anche una cariola.

NB: Ricorsarsi che il 4 luglio prima dei fuochi chiudono tutti i negozi, slow/fast food, tutto. Mangiate prima, non come noi. Adesso mordo un pezzo di tavolo.